Terapia della Gestalt
« La terapia del qui ed ora: comprendere come blocchiamo la nostra crescita e come attivare il cambiamento. »
Terapia della Gestalt
La Terapia della Gestalt (sviluppata da Fritz Perls negli anni '50) è un approccio umanistico-esperienziale incentrato sul concetto di consapevolezza nel momento presente (il « qui ed ora »).
Piuttosto che chiederci unicamente il perché di un sintomo, nella Gestalt ci chiediamo come ci rendiamo insoddisfatti nel presente: come blocchiamo le nostre emozioni, in che modo evitiamo il contatto con gli altri e quali copioni ripetitivi mettiamo in atto.
In terapia lavoriamo per sciogliere le cosiddette « Gestalt incompiute », ovvero i sospesi emotivi e relazionali del nostro passato (lutti irrisolti, separazioni traumatiche, sentimenti repressi) che consumano costantemente la nostra energia vitale nel presente, impedendoci di vivere pienamente.
Il cambiamento nella Gestalt avviene attraverso la « teoria paradossale del cambiamento »: si cambia quando diventiamo pienamente ciò che siamo, accettando i nostri limiti e le nostre ferite, e non quando cerchiamo forzatamente di essere ciò che non siamo.
La Psicologia della Forma
La Psicologia della Forma già dagli anni ‘20 ci insegna che il nostro campo percettivo viene organizzato spontaneamente sotto forma di insiemi strutturati e significativi, come ad esempio un volto, che “il tutto è diverso dalla somma delle singole parti” e che “una parte in un tutto è differente dalla stessa parte presa isolatamente o inserita in un tutto diverso”. Tali concetti trovano applicazione nel campo della psicologia sociale, della teoria dei sistemi, delle dinamiche di gruppo e della comunicazione (come nei lavori di K. Goldstein, K. Lewin, L. von Bertalanffy, G. Bateson e P. Watzlawick).
La percezione dipende sia da fattori oggettivi che soggettivi: tendiamo a isolare e tagliare dallo sfondo le figure per noi più pregnanti e significative. Ad esempio, l’assetato scorge immediatamente una fontana anche in mezzo a un paesaggio ricco di altri elementi. L’aspetto di ciò che percepiamo, in altre parole, è strettamente legato ai nostri bisogni immediati.
La percezione della realtà è quindi personale più che oggettiva. L’essere umano, mosso dal bisogno di comprendere, dare coerenza e controllare la realtà, attribuisce significati, sceglie tra vari livelli di interpretazione, simbolizza e tesse narrazioni di sé in relazione all’ambiente e agli altri. La Gestalt ci introduce in questo fitto tessuto di significati che costituisce la ricchezza della nostra vita quotidiana.
La "Vecchia o Giovane" — Classica illusione ottica della Gestalt sulla percezione soggettiva della realtà.
Il Vaso di Rubin — Storica rappresentazione grafica dell'oscillazione dinamica tra figura e sfondo. Gestalt Therapy: un essere di più
Definire la Gestalt una “terapia” rischia di costringerla all’interno di un significato troppo clinico e ristretto. Essa si rivolge certamente a persone che soffrono di disturbi psichici o psicosomatici, ma è altrettanto efficace per chi affronta problemi esistenziali comuni — come conflitti, rotture relazionali, solitudine, lutto, demoralizzazione o senso di impotenza — e per chiunque ricerchi una migliore realizzazione del proprio potenziale: non un semplice star meglio, ma un essere di più e una superiore qualità della vita.
La terapia della Gestalt mira al mantenimento e allo sviluppo di questo benessere armonioso, ponendo l'accento sulla responsabilità personale. Ogni individuo partecipa attivamente alla costruzione del proprio progetto esistenziale e conferisce un significato a ciò che gli accade, creando giorno dopo giorno la propria libertà.
I metodi e le tecniche gestaltiche, sia verbali che corporee, si ispirano ad alcuni principi e valori cardine:
- Consapevolezza: Prendere coscienza del proprio vissuto emotivo, corporeo, cognitivo e comportamentale.
- Il qui-ed-ora: Dare massimo valore all'esperienza diretta nel momento presente.
- Il "come" prima del "perché": Concentrarsi sul processo attivo e sul funzionamento attuale, anziché solo sui contenuti storici o sulle cause passate.
- Responsabilità personale: Impegnarsi di fronte alle proprie scelte, azioni ed evitamenti.
- Contatto autentico: Stimolare relazioni genuine e profonde sia verso se stessi che verso gli altri.
- Adattamento creativo: Favorire un'integrazione flessibile e sana con l'ambiente circostante.
- Lavoro sulle resistenze: Accogliere e portare in figura le interruzioni di contatto e i blocchi con profondo rispetto, considerandoli tentativi di autoprotezione.
- Integrazione armonica: Favorire la completezza della personalità, mettendo in dialogo attivo le diverse polarità interiori.
Il valore del qui-ed-ora
Il processo creativo e terapeutico ha inizio sempre con l’accettazione del presente: “Si cambia quando si diventa ciò che si è, non quando si cerca forzatamente di essere ciò che non si è” (la teoria paradossale del cambiamento di Beisser).
La terapia della Gestalt non cerca interpretazioni esterne, ma punta alla comprensione globale del modo-di-essere-al-mondo della persona. Ci si concentra sul momento vivo, qui e adesso, poiché questa è l'unica dimensione temporale in cui possiamo concretamente agire e trasformare la nostra vita.
Questo vissuto inizia con l'ascolto corporeo: le sensazioni fisiche sono il luogo in cui le nostre emozioni risiedono e attraverso cui si esprimono, comunicando costantemente anche senza parole.
L'orologio del "Now" — Iconico orologio gestaltico dove l'unica lancetta possibile indica sempre il momento presente. Il ciclo di contatto
Dalle sensazioni corporee ha origine il ciclo dell’esperienza (o ciclo di contatto). Questo pilastro teorico descrive il percorso psichico e fisiologico attraverso cui l’individuo riconosce e soddisfa i propri bisogni fondamentali (fisici, emotivi, relazionali o spirituali) in modo naturale ed armonico:
Sensazione
L'emergere di un segnale fisico o somatico a livello corporeo.
Consapevolezza
Il segnale viene decodificato e il bisogno prende una "forma" chiara.
Mobilitazione
La raccolta dell'energia emotiva e fisica pronta all'azione.
Contatto
L'incontro pieno e reale con l'oggetto o la persona che soddisfa il bisogno.
Soddisfazione
L'assimilazione dell'esperienza e l'appagamento del bisogno iniziale.
Ritiro
La chiusura dell'esperienza e il ritorno a una condizione neutra di riposo.
Questo ciclo continuo avviene sempre al confine di contatto, ovvero nello spazio di incontro e relazione tra l'individuo e l'ambiente circostante.
La dialettica figura-sfondo e le resistenze
In condizioni di benessere psicologico, siamo capaci di far emergere nitidamente dallo sfondo i nostri bisogni e orientare le nostre azioni di conseguenza.
In momenti di crisi, tuttavia, figura e sfondo appaiono confuse o mescolate. Il ciclo di contatto si blocca o si interrompe, lasciando aperte le cosiddette « Gestalt incompiute » (lutti non elaborati, conflitti irrisolti o bisogni frustrati) che continuano a sottrarci preziose energie vitali.
Le resistenze e le difese non vanno forzate, ma accolte con profondo rispetto: per la Gestalt esse rappresentano originariamente tentativi creativi di proteggersi in contesti relazionali complessi. La terapia aiuta a prenderne gradualmente coscienza per ripristinare la fluidità naturale del contatto.
Lavorare con le polarità
La nostra personalità ospita spesso parti contrapposte (polarità) in conflitto tra loro — come il bisogno di stabilità opposto al desiderio di cambiamento, o la forza contro la vulnerabilità. Spesso releghiamo una di queste parti nell'ombra, esaurendo enormi energie nel tentativo di reprimere spinte opposte.
Attraverso il lavoro terapeutico, diamo voce e spazio a queste parti sommerse o non integrate, permettendo loro di dialogare e conciliarsi all'interno di un'unità armonica, proprio come sfumature diverse che compongono un unico, meraviglioso quadro.
Cosa faccio per garantire la vostra privacy?
Se immaginate di dover sostenere una consulenza con uno psicologo potreste pensare che dover raccontare così tanto di sé ad un estraneo sia complicato, e sicuramente per molti lo è, ma sarà mia cura mettervi a vostro agio, rispettando i vostri tempi e favorendo la vostra apertura con fiducia.
Per ciò che riguarda invece l’aspetto più formale, l’articolo 11 del Codice Deontologico degli psicologi obbliga ogni professionista ad osservare il segreto professionale attenendosi alla più rigorosa riservatezza. Le informazioni confidenziali non potranno essere rese pubbliche se non con il vostro consenso scritto. Fanno eccezione a questa norma le situazioni in cui sia a repentaglio la vostra vita o quella altrui, come nei casi di abuso, violenza o trascuratezza di bambini.